Gli impianti fotovoltaici installati in Italia durante il boom del Conto Energia, tra il 2010 e il 2013, si avvicinano oggi ai 25-30 anni di vita utile media dei moduli. Non tutti questi impianti verranno ammodernati con un intervento di revamping o repowering: molti semplicemente arriveranno a fine ciclo e i pannelli dovranno essere rimossi e gestiti come rifiuto. È un tema che riguarda proprietari privati, aziende e Pubbliche Amministrazioni, ed è destinato a diventare sempre più frequente man mano che il parco impianti italiano invecchia.
Un pannello fotovoltaico non è un rifiuto qualsiasi. È classificato come RAEE, un Rifiuto da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, e la sua gestione è regolata da una normativa precisa che stabilisce chi deve occuparsi dello smaltimento, chi ne sostiene i costi e quali procedure vanno rispettate per evitare sanzioni. Le regole cambiano in base alla potenza dell'impianto e alla data di installazione, un dettaglio che genera spesso incertezza tra i proprietari.
In questa guida vediamo cosa prevede la normativa RAEE per il fotovoltaico, chi è responsabile dello smaltimento nei diversi casi e come avviene concretamente il conferimento dei pannelli a fine vita, così da affrontare questo passaggio in modo conforme e senza rischi.
Il fotovoltaico rientra nella disciplina dei RAEE, disciplinata dal D.Lgs 49/2014, che recepisce la direttiva europea in materia e che è stato successivamente aggiornato dal D.Lgs 2/2026. Il principio cardine di questa normativa è la responsabilità estesa del produttore: chi immette un pannello fotovoltaico sul mercato resta responsabile della sua gestione anche a fine vita, non solo della fase di vendita e installazione.
In pratica, questo significa che i produttori e gli importatori di moduli devono iscriversi al Registro Nazionale dei Produttori di AEE, aderire a un Sistema Collettivo di gestione RAEE oppure organizzare un sistema individuale, e garantire le risorse finanziarie necessarie a coprire raccolta, trasporto e trattamento dei pannelli dismessi. È un meccanismo pensato per assicurare che lo smaltimento avvenga sempre, indipendentemente da cosa succede all'azienda che ha venduto il modulo.
La normativa è chiara anche sul fronte opposto: l'abbandono dei pannelli o il conferimento al di fuori della filiera RAEE costituisce un illecito ambientale, sanzionato ai sensi dell'art. 192 del D.Lgs 152/06, con importi che nei casi più gravi raggiungono diverse migliaia di euro. Chi gestisce un impianto fotovoltaico, quindi, non può semplicemente disfarsi dei moduli dismessi come farebbe con un rifiuto ordinario: la tracciabilità dell'intero processo è un obbligo, non un'opzione.
La responsabilità economica dello smaltimento dipende da due fattori principali: la potenza dell'impianto e la data di installazione. Per i pannelli domestici, cioè quelli installati in impianti sotto i 10 kW, il conferimento è gratuito per il proprietario: il costo è già incluso nel prezzo di acquisto ed è a carico del produttore tramite i consorzi RAEE. Basta portare i moduli dismessi a un Centro di Raccolta comunale abilitato, senza ulteriori adempimenti economici.
Per gli impianti professionali, sopra i 10 kW, la situazione cambia in base alla data di installazione. Se l'impianto è entrato in esercizio dopo il 12 aprile 2014, il costo dello smaltimento resta a carico del produttore dei moduli, così come per il residenziale. Se invece l'impianto è antecedente a questa data, la spesa ricade sul proprietario, salvo un'eccezione: il meccanismo uno contro uno, per cui se si sostituisce il vecchio impianto con uno nuovo, è il produttore dei moduli appena installati a farsi carico dello smaltimento di quelli vecchi. È un'informazione utile da tenere presente per chi valuta un intervento di revamping o repowering, che spesso comporta proprio la sostituzione dei moduli più datati.
Un caso specifico riguarda gli impianti che hanno beneficiato del Conto Energia. Per questi, il GSE applica una cauzione di circa 10 euro per pannello, trattenuta a garanzia sulle tariffe incentivanti. La somma viene restituita al soggetto responsabile solo dopo aver dimostrato l'avvenuto smaltimento corretto, attraverso una dichiarazione specifica da inviare al Gestore. È un ulteriore motivo per pianificare per tempo la gestione del fine vita di un impianto incentivato, evitando di trovarsi a dover sbloccare somme trattenute senza aver organizzato la documentazione necessaria.
Una volta stabilito chi deve farsene carico, la procedura segue un percorso preciso. I pannelli dismessi vanno conferiti a un Centro di Raccolta (per il domestico) o a un Impianto di Trattamento Autorizzato iscritto al Centro di Coordinamento RAEE (per il professionale), tramite trasportatori o intermediari a loro volta abilitati. Ogni passaggio richiede il corretto Codice EER di classificazione del rifiuto e una documentazione che garantisca la tracciabilità dell'intera filiera, dalla rimozione fino al trattamento finale.
Dal punto di vista ambientale, la buona notizia è che il fotovoltaico si presta bene al riciclo: vetro, alluminio, silicio e rame vengono in gran parte recuperati dagli impianti di trattamento specializzati, con tassi di recupero dei materiali che possono superare il 90%. È un aspetto che rende lo smaltimento non solo un obbligo normativo, ma anche un'opportunità per chiudere il ciclo produttivo del proprio impianto in modo sostenibile.
Prima di arrivare a questo punto, però, vale sempre la pena valutare se il proprio impianto sia davvero a fine vita o se un intervento di revamping o repowering possa prolungarne la produttività, rimandando lo smaltimento e proteggendo l'investimento fatto. In entrambi i casi, farsi affiancare da tecnici esperti evita errori procedurali e sanzioni.
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