Ombreggiamento e ottimizzatori di potenza: come recuperare la resa persa dall'ombra

Perché anche un’ombra parziale può costare cara in termini di produzione

Un camino, un'antenna, un albero vicino o semplicemente due falde del tetto orientate in modo diverso: bastano ostacoli di questo tipo per creare ombreggiamenti parziali su un impianto fotovoltaico. Il problema non è tanto la porzione di modulo effettivamente in ombra, quanto il modo in cui un impianto tradizionale reagisce a questa condizione: in una stringa collegata in serie, il pannello più penalizzato può trascinare verso il basso la produzione di tutti gli altri, con un effetto spesso sproporzionato rispetto all'entità dell'ombra stessa.

Questo accade perché in un impianto fotovoltaico con inverter di stringa tradizionale, il punto di massima potenza viene calcolato una sola volta per l'intera serie di pannelli, non modulo per modulo. Quando un pannello lavora in condizioni diverse dagli altri, per ombra, sporco o semplice usura disomogenea, l'intera stringa si allinea sul pannello più debole. È un fenomeno noto come effetto collana, ed è la ragione per cui ombre apparentemente trascurabili possono tradursi in perdite di produzione ben più significative di quanto ci si aspetterebbe.

In questa guida vediamo come funzionano gli ottimizzatori di potenza, quanto possono effettivamente recuperare in termini di resa e quando ha senso installarli, per capire se rappresentano la soluzione giusta per un impianto soggetto a ombreggiamenti.

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Come funzionano gli ottimizzatori di potenza

Gli ottimizzatori di potenza sono dispositivi elettronici installati direttamente su ciascun pannello, con una funzione precisa: eseguire un inseguimento del punto di massima potenza, il cosiddetto MPPT, a livello di singolo modulo, invece che sull'intera stringa. In pratica, ogni pannello lavora in modo indipendente dagli altri, ottimizzando la propria produzione in base alle condizioni reali di luce a cui è esposto in quel momento.

È una differenza sostanziale rispetto ai diodi di bypass, i componenti di sicurezza già presenti in ogni pannello standard. I diodi intervengono solo quando l'ombreggiamento diventa significativo, disattivando la porzione di modulo interessata per proteggerla dal surriscaldamento: una soluzione di sicurezza, non di ottimizzazione, che comunque comporta una perdita di produzione sulla parte bypassata. Gli ottimizzatori, invece, regolano tensione e corrente in modo continuo, permettendo al pannello di continuare a contribuire alla produzione anche quando è parzialmente in ombra, senza semplicemente "spegnere" la parte colpita.

Vale la pena distinguerli anche dai microinverter, tecnologia con cui vengono spesso confusi. I microinverter convertono la corrente da continua ad alternata direttamente a livello di singolo pannello, mentre gli ottimizzatori restano un sistema in corrente continua: condizionano l'energia e la inviano a un inverter di stringa centrale, che completa la conversione. Questo significa che gli ottimizzatori lavorano sempre in abbinamento a un inverter tradizionale, mentre i microinverter lo sostituiscono del tutto, un dettaglio che incide sulle scelte di progettazione dell'impianto.

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Quanta resa si recupera davvero

Il beneficio degli ottimizzatori varia molto in base all'entità dell'ombreggiamento. Con ombre lievi o moderate, come quella proiettata da un comignolo o da un tubo di ventilazione su una porzione limitata dei moduli, anche un impianto tradizionale con diodi di bypass riesce a contenere le perdite in modo accettabile, e il vantaggio aggiuntivo di un ottimizzatore può essere marginale. Con ombreggiamenti da medi a pesanti, quando una quota consistente della superficie viene interessata durante le ore di maggiore produzione, gli ottimizzatori diventano invece la soluzione più efficace, arrivando a ridurre le perdite fino al 40-60% rispetto a un impianto senza questa tecnologia.

Le stime più realistiche parlano di impianti che, senza correttivi, possono arrivare a perdite anche superiori al 20-25% in presenza di ombreggiamenti significativi, mentre con ottimizzatori o microinverter le perdite residue si attestano tipicamente tra il 10 e il 15%. Il beneficio è più marcato anche in presenza di falde con orientamenti diversi o di moduli non perfettamente omogenei tra loro, condizioni in cui un inverter di stringa tradizionale penalizzerebbe l'intero impianto sul componente meno performante.

È però importante avere aspettative corrette su un limite fisico che nessuna elettronica può superare: se un ostacolo blocca completamente la luce solare su una parte dell'impianto, quella porzione di energia è semplicemente persa, indipendentemente dalla tecnologia installata. Ottimizzatori e microinverter recuperano l'energia prodotta dalle parti non ombreggiate, evitando che venga trascinata verso il basso dal resto della stringa, ma non possono generare energia da una superficie che non riceve luce. L'unica soluzione, in quel caso, resta agire sulla causa dell'ombra o su una diversa disposizione dei moduli in fase di progetto.

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Quando ha senso installare gli ottimizzatori

La scelta di installare ottimizzatori di potenza dipende soprattutto dalle caratteristiche del sito. Su un tetto completamente libero da ombre, con un'unica falda ben esposta, l'investimento aggiuntivo difficilmente si giustifica: un impianto tradizionale con inverter di stringa offre già prestazioni adeguate a un costo inferiore. La situazione cambia quando sono presenti ombre ricorrenti per una parte significativa della giornata, quando l'impianto è distribuito su più falde con orientamenti diversi, o quando si prevede in futuro un ampliamento dell'impianto stesso, condizione in cui la flessibilità modulo per modulo semplifica l'integrazione di nuovi pannelli.

Un vantaggio spesso sottovalutato riguarda il monitoraggio: con gli ottimizzatori è possibile controllare la produzione di ogni singolo pannello, individuando tempestivamente un modulo che sta rendendo meno del previsto, un aspetto utile anche in ottica di manutenzione preventiva. Alcuni sistemi offrono inoltre funzioni di sicurezza integrate, come lo spegnimento rapido dell'impianto, un requisito sempre più richiesto per la conformità degli impianti sui tetti.

Sul fronte economico, il costo di un ottimizzatore si aggira indicativamente tra i 40 e i 100 euro per pannello, installazione esclusa, una spesa che va valutata in rapporto all'entità reale dell'ombreggiamento del sito. Va infine considerata la compatibilità con l'impianto esistente: alcune soluzioni permettono di aggiungere ottimizzatori a un inverter già installato, mentre altre richiedono la sostituzione anche dell'inverter per un funzionamento integrato. Per questo, prima di decidere, è utile una valutazione tecnica del sito che tenga conto di ombre, orientamento e impianto attuale.

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